Il lavoro emotivo tra mappa e territorio

Il lavoro emotivo tra mappa e territorio

Le emozioni non sono semplici messaggeri gentili che bussano alla porta della nostra coscienza. Sono indicatori che segnalano che la nostra mappa interiore della realtà non corrisponde più al territorio esterno che stiamo attraversando. Comprenderle, quindi, non è un semplice ascolto passivo. È un’investigazione attiva, che porta alle radici del nostro disagio.

L’inganno delle aspettative: il vero messaggio emotivo

Il malinteso di base è credere che le emozioni ci parlino di come è il mondo. In realtà, svelano come noi ci aspettavamo che fosse. Sono la reazione allo scarto tra aspettativa e realtà.

La rabbia rivela il mancato allineamento tra le nostre regole interiori, il nostro codice personale di giustizia, e il comportamento di una persona o lo svolgersi di una determinata situazione. La tristezza non è solo dolore per una perdita, è la differenza tra l’immagine che avevamo del futuro e la realtà del presente. Piangiamo non solo per ciò che è stato, ma per ciò che per noi doveva essere e non sarà mai.

La mappa e il territorio

Il vero lavoro emotivo non si ferma a chiedersi “Cosa significa questa emozione?”, ma va più a fondo: quale legge personale è stata infranta per generare questo disagio?

Ognuno di noi, infatti, non naviga direttamente nel mondo (il territorio, la realtà neutrale e indipendente), ma attraverso una mappa interiore (credenze, aspettative, regole e modelli appresi) formatasi nel tempo attraverso esperienze passate, educazione, ferite e adattamenti. È il nostro manuale di sopravvivenza e interpretazione.

Le emozioni dolorose sono il segnale che si attiva quando il territorio (un fallimento, una critica) non corrisponde alla mappa (“se mi impegno avrò successo”, “devo essere perfetto per essere accettato”).  La crescita emotiva non è cancellare la mappa, ma renderla flessibile, aggiornarla con i dati del territorio presente. Da questa consapevolezza radicale può partire ogni lavoro di trasformazione autentica.

Il coaching e la riconfigurazione pratica

È in questo spazio che il coaching dispiega la sua efficacia: il coach crea con il cliente un’area non giudicante, in cui le convinzioni radicate possono essere osservate con chiarezza. Si parte dall’esperienza concreta e si illumina il copione emotivo che guida le reazioni automatiche. È un atto che trasforma l’emozione da entità minacciosa e indistinta a meccanismo riconoscibile, e quindi gestibile.

Una volta visto il processo, si può scegliere di agire diversamente e quindi, sperimentare.  Il lavoro si articola in tre movimenti chiave:

  1. Creare una pausa strategica. Tra lo stimolo e la risposta abituale si apre uno spazio, solitamente occupato dall’impulso inconscio. Con il cliente, si allena la capacità di interrompere il pilota automatico, inserendo in quel varco un attimo di scelta consapevole.
  2. Spostare la sede dell’ascolto. Domande come “Dove localizzi fisicamente questa ansia?” sono semplici ma potenti. Servono a smettere di indentificarsi con l’emozione: non “sono in ansia”, ma “sto percependo una costrizione al petto”. Si sposta l’attenzione dall’essere all’osservare.
  3. Sperimentare. Quando l’emozione è riconosciuta come un processo in atto e non come un’identità, si può scrivere un nuovo dialogo interiore: “La prossima volta che accade X, invece di ricadere in Y, proverò intenzionalmente Z”. È da questa azione deliberata che nascono esperienze correttive e apprendimenti consolidati.
Integrare l’ombra

Questo percorso porta inevitabilmente a incontrare la propria ombra, integrandola. La vera comprensione emotiva non porta a un’immediata serenità, ma a vedere un nucleo di noi stessi che va ricreato. È un momento di smarrimento, a volte di vuoto.

Ma è proprio da lì, da quel terreno sgombro di automatismi, che puoi iniziare a costruire. Non più per reagire automaticamente alla realtà, ma per rispondere attivamente, plasmando la tua esperienza con intenzione. Le emozioni diventano allora dati sensibili di una complessa vita interiore in cerca del suo orientamento.

Alice D’Alessio, Coach ICF ed Emotional intelligence practitioner

Alice D'Alessio
Author: Alice D'Alessio

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