Investire sulle persone per il futuro delle imprese

Intervista a Lara Ponti, Vicepresidente di Ponti S.p.A. Società Benefit

Lara Ponti nel 2010 entra nella storica azienda familiare, di cui oggi è Vicepresidente, che produce aceto con successo da nove generazioni, la Ponti S.p.A Società Benefit. Prima donna della famiglia a lavorare in azienda assume, insieme al cugino Giacomo, l’incarico di Amministratore Delegato e di Responsabile Risorse Umane e Sviluppo Organizzativo. I temi strategici su cui ha lavorato negli ultimi anni sono stati: la sostenibilità, la trasformazione digitale e lo sviluppo delle persone. Silvia Pallaver l’ha intervistata per condividere le sfide, i pensieri, le strategie sul mondo delle risorse umane che oggi tanto fa la differenza nel successo delle imprese.

Quali sono le sfide più rilevanti per la sua realtà nella gestione delle persone?

Ce n’è una molto concreta che attraversa tutti i settori ed è trovare le persone. Come azienda è un problema che stiamo iniziando a percepire solo di recente, ma oggi c’è una grande carenza di personale, molto trasversale anche rispetto ai ruoli e alle mansioni. In parte causata dalla crisi demografica in corso, ma anche dall’incompatibilità tra gli studi che le persone portano a termine e ciò che in realtà è necessario per le aziende. Non bisogna però dimenticare che le imprese stesse hanno delle responsabilità nell’ambito di questi temi “materiali”.

Esse hanno sempre pensato che nella maggior parte dei casi avere figli fosse un problema e quindi oggi l’Italia ha un’occupazione femminile che è più bassa di quasi 13 punti percentuali rispetto alla media europea. Abbiamo un esodo di giovani enorme non compensato dall’arrivo di personale qualificato. All’estero ci sono più opportunità, per le donne soprattutto, c’è una migliore possibilità di far carriera e le retribuzioni sono più alte: questi sono temi concreti e sociali su cui le imprese hanno il controllo e di cui devono prendersi la responsabilità per innescare un cambiamento.

Ci sono però anche dei temi più “immateriali”.

Si è reso necessario un nuovo approccio al lavoro, soprattutto a partire dalla pandemia: sempre più rilevante è il tema del work-life balance così come quello del bisogno di riconoscimento personale: rispetto alle generazioni precedenti i lavoratori di oggi, di tutte le fasce d’età, desiderano sempre più riconoscersi nei valori dell’azienda ed essere riconosciuti da chi li guida. La sfida sta in particolare nel ripensare, non tanto i modelli organizzativi, ma come all’interno delle organizzazioni ci relazioniamo alle persone e ai ruoli.

Le nuove generazioni sono molto più brave in termini relazionali delle precedenti, sono molto più capaci di stare in relazione con i pari, di costruire collaborazioni, di essere meno competitivi. Questi aspetti vanno valorizzati perché sono fondamentali per rendere solido il tessuto aziendale, soprattutto nei momenti di tensione.

Tra le relazioni primarie c’è quella tra dipendenti e manager. Chi ha il difficile compito di gestire le persone e farle crescere, quali difficoltà incontra nella quotidianità?

Un aspetto da considerare è la convivenza di generazioni diverse. Tendenzialmente chi è manager oggi è cresciuto con un modello organizzativo vecchio basato su una cultura performativa e individualista, concentrata sul risultato quantitativo. E poi non tutti sono fatti per gestire persone. Fino a qualche anno fa la leadership era centrata essenzialmente sulla competenza tecnica, sulla sostanza; oggi occorre saper gestire la complessità, coordinare più competenze, più attitudini. I manager devono essere formati e, secondo me, devono imparare soprattutto a delegare, a far fare agli altri.

In tempi recenti l’Intelligenza Artificiale ha stravolto le modalità di lavoro. Voi come l’avete integrata nei processi?

Per una ragione costitutiva dell’essere umano tendiamo a rifare le cose che ci richiedono meno sforzo e quindi continuiamo a svolgere i nostri compiti come abbiamo sempre fatto, piuttosto che capire quanto le tecnologie potrebbero aiutarci. Recentemente abbiamo quindi realizzato un percorso formativo per chi lavora negli stabilimenti affinché possa comprendere e integrare le potenzialità delle nuove tecnologie nell’attività quotidiana ed essere in grado di prevedere che cosa esse possono fare. Per quanto riguarda i manager e gli impiegati stiamo cercando di usare meglio tutta una serie di strumenti molto potenti che abbiamo già a disposizione, dando loro il tempo di sperimentare evitando che questa attività diventi una fatica aggiuntiva nel lavoro ordinario.

In che misura il tema della formazione, dell’attenzione alla persona può effettivamente fare la differenza in un’azienda?

Le persone sono fondamentali; possiamo avere tutte le macchine, tutti i computer, tutta l’Intelligenza Artificiale che desideriamo, ma se poi qualcuno non le fa funzionare con il cervello siamo a un punto morto. Questo mi sembra la prova più lampante del fatto che in realtà le imprese sono fatte di persone: sono le persone che danno le gambe alle idee, almeno ancora per oggi. Anche la storia ci dice che le aziende che hanno investito sulle persone in modalità diverse, in maniera adeguata ai tempi, sono poi quelle che hanno avuto continuità, che sono durate nel tempo.

Silvia Pallaver, Head of Coaching and Mentoring Unit, Coach ICF

Lara Ponti, Vicepresidente Ponti S.p.A.

Silvia Pallaver
Author: Silvia Pallaver

Head of Coaching and Mentoring Unit, Coach ICF

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