Il ruolo del locus of control e della regolazione emotiva
Per decenni la realtà in cui viviamo è stata descritta attraverso il modello VUCA: un mondo volatile, incerto, complesso e ambiguo, in cui la sfida principale era comprendere i rischi e riuscire a pianificare in scenari instabili.
Oggi, tuttavia, molti studiosi ritengono più aderente il paradigma BANI, introdotto dal futurista Jamais Cascio. Non si tratta solo di un’evoluzione terminologica: l’acronimo BANI descrive infatti non soltanto la complessità dei sistemi, ma l’impatto che questa ha sull’esperienza umana.
È un mondo:
- Brittle – Fragile, dove sistemi apparentemente solidi possono collassare;
- Anxious – Ansioso, in cui la pressione costante alimenta tensione e reattività;
- Non-linear – Non lineare, dove cause ed effetti non sono proporzionati;
- Incomprehensible – Incomprensibile, anche in presenza di molti dati.
Se il mondo VUCA richiedeva migliori strumenti di pianificazione, quello BANI richiede maggiore competenza emotiva, flessibilità cognitiva e capacità di agency.
Quando il contesto diventa instabile, il cervello cerca controllo
In un ambiente così, il nostro sistema nervoso entra più facilmente in stato di allerta. L’imprevedibilità prolungata riduce la sensazione di poter anticipare ciò che accade e con essa il senso di controllo.
Quando ciò accade, ci spostiamo verso un locus of control esterno (“Non dipende da me”, “Non posso farci nulla”), che aumenta la sensazione di impotenza, ansia e stanchezza. Il locus of control indica dove percepiamo la fonte di ciò che accade:
- interno: «Posso influenzare la situazione con le mie azioni»;
- esterno: «Dipende dagli altri, dal sistema o dalle circostanze».
In condizioni di stress cronico, il cervello tende a spostarsi verso un locus esterno. È una risposta protettiva, ma nel tempo produce senso di impotenza, ansia, affaticamento decisionale e calo di motivazione.
Dall’esterno all’interno: il ruolo del reappraisal
Se l’instabilità del contesto tende a spostarci verso un locus of control esterno, allora la domanda è: come possiamo riattivare la percezione di influenza personale senza negare la complessità della situazione? Uno dei processi chiave è la ristrutturazione cognitiva, o reappraisal emotivo.
Non significa forzarsi a essere positivi. Significa creare una pausa tra evento e interpretazione, osservare la lettura automatica e chiedersi se esiste un modo più utile di comprendere ciò che accade.
Pensiamo a una situazione frequente nelle organizzazioni: un progetto si blocca, le indicazioni cambiano di continuo e le direttive restano poco chiare. In un contesto del genere, la reazione più immediata è spesso interna e automatica: «È impossibile lavorare così». Questa lettura non è irrazionale: descrive la fatica reale del contesto. Tuttavia, quando resta l’unica interpretazione possibile, tende a spostare la persona verso una posizione di passività, in cui la sensazione prevalente è che nulla dipenda da sé.
Il reappraisal interviene proprio in questo spazio. Non nega la complessità né minimizza il problema, ma introduce una domanda implicita: esiste un modo diverso di comprendere questa situazione che mi restituisca margine d’azione? Da qui può emergere una lettura differente: il contesto è effettivamente instabile, ma è possibile agire su una porzione della realtà, ad esempio creando maggiore chiarezza per il proprio team, definendo priorità o facilitando la comunicazione.
È in questo passaggio interpretativo che il locus of control si sposta gradualmente verso l’interno, riattivando la percezione di influenza e la capacità di guida, nonostante la situazione resti complessa. Questo richiede il passaggio dalla mente reattiva alla mente riflessiva, capace di fermarsi e chiedersi:
- Cosa sta succedendo davvero?
- Qual è il contesto?
- Cos’è importante per me?
- Cosa c’è sotto la mia influenza?
- Qual è la direzione che voglio intraprendere?
In un mondo BANI non possiamo far diventare lineare l’imprevedibilità. Possiamo però rendere più flessibile il modo in cui interpretiamo la realtà. Tra evento e significato si apre uno spazio di libertà: è lì che nasce l’agency e una leadership capace di orientare anche nella complessità.









