Negli ultimi anni, molte organizzazioni hanno compreso che la parità di genere non è un concetto astratto o uno slogan etico, ma un vero e proprio valore strategico per le aziende. Lo dimostrano i casi di successo, come quello di un’importante realtà piemontese che, dopo aver ottenuto la certificazione UNI/PdR 125 che attesta il rispetto della parità di genere, ha deciso di investire anche nel lavoro sugli uomini come agenti di cambiamento, perché la cultura inclusiva si costruisce solo se tutti ne diventano parte attiva.
Recentemente ho condotto un intervento formativo, rivolto esclusivamente a quindici uomini, manager e professionisti di quest’azienda. Un tempo breve ma intenso, costruito come spazio protetto di confronto e auto-riflessione, in cui ciascuno ha potuto esplorare il proprio ruolo nell’equilibrio tra potere, responsabilità e collaborazione di genere.
Dal condizionamento culturale alla consapevolezza del privilegio
Durante la sessione, abbiamo lavorato sul riconoscimento delle convinzioni limitanti e degli stereotipi di genere che spesso agiscono in modo implicito nel comportamento organizzativo. Come evidenziato da studi recenti nel campo della psicologia e del change management, gli stereotipi non solo danneggiano le donne, ma influenzano anche gli uomini, imponendo loro ruoli rigidi e schemi emotivi che riducono l’autenticità nelle relazioni e nelle scelte decisionali.
Il gruppo ha mostrato grande disponibilità nell’esplorare le proprie esperienze, riconoscendo quanto spesso “il privilegio non percepito” possa diventare un ostacolo al cambiamento. Questo passaggio è stato fondamentale per passare dall’atteggiamento difensivo iniziale, una reazione spesso comune, a un ascolto più aperto e generativo.
Il ruolo del coaching: fissare consapevolezze, aprire possibilità
Nella seconda parte dell’incontro ho utilizzato strumenti di coaching sistemico per consolidare le riflessioni emerse. Attraverso domande potenti al gruppo, ogni partecipante ha potuto individuare un’azione concreta di cambiamento personale da introdurre nel proprio contesto lavorativo.
Il coaching non si limita a trasmettere conoscenze, ma aiuta a fissare concetti chiave attraverso l’esperienza diretta: sentire, elaborare e trasformare. Ciò favorisce quell’“apertura di pensiero” che è la base della leadership inclusiva e consapevole.
Risultati osservati: piccoli cambi di prospettiva, grandi effetti. Al termine dell’incontro, le restituzioni spontanee del gruppo hanno confermato la riuscita dell’esperienza. Tra gli esiti più ricorrenti:
- maggiore consapevolezza del linguaggio e del suo impatto quotidiano;
- riconoscimento di pregiudizi inconsci nella gestione dei team;
- interesse a costruire relazioni professionali più paritarie e autentiche.
A livello organizzativo, interventi di questo tipo contribuiscono a consolidare la cultura della parità, rafforzando il senso di appartenenza e il clima di fiducia.
Le ricerche nel campo del diversity management lo confermano: le aziende che investono su questi temi registrano miglioramenti tangibili in termini di collaborazione, innovazione e reputazione.
Il cambiamento è un percorso condiviso
Promuovere la parità di genere non significa “favorire qualcuno”, ma liberare tutti da convinzioni che limitano il potenziale umano. Gli uomini coinvolti nel percorso hanno compreso che il cambiamento non si impone dall’esterno: nasce da un atto di curiosità e responsabilità personale.
Come coach, dopo vent’anni di lavoro nelle imprese, continuo a credere che la cultura del rispetto e dell’inclusione si costruisca nel quotidiano, un dialogo autentico dopo l’altro. E quando il dialogo si apre, l’organizzazione intera si trasforma.
Rosanna Pezzuto, Business coach, senior trainer e HR consultant









