Come non lasciarsi sopraffare dalla paura

«La narrazione, intesa come esposizione di storie, è fondamentale per dare un’organizzazione al proprio mondo interiore e per imparare ad attribuire significati all’esperienza umana»: è su questo presupposto che lo psicologo Filippo Mittino basa il suo libro Scrivere per emozioni (Interlinea, 2023). 

In precedenza abbiamo parlato di rabbia e speranza, oggi approfondiamo la paura: una delle emozioni primarie che, da una parte, ci preserva dai pericoli tenendoci vigili dall’altra, se prende il sopravvento, può paralizzarci e impedirci di agire. Con l’aiuto della scrittura, Mittino propone un metodo per imparare a conoscere meglio se stessi attraverso le proprie paure. 

Paura

Novecento, Trama e Recensione | RDDIo sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita. Io ho imparato così. La terra, quella è una nave troppo grande per me. È un viaggio troppo lungo. È una donna troppo bella. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò. Lasciatemi tornare indietro. 

Alessandro Baricco 

La paura è una delle nostre emozioni fondamentali, è tra quelle che impariamo a conoscere e a nominare sin da quando siamo bambini. Se ci pensiamo quasi a tutti noi è capitato di conoscerla attraverso dei racconti. Il più comune è la storia di Cappuccetto Rosso, che deve attraversare il bosco per raggiungere la nonna, ma sulla strada incontra un lupo. Una storia di crescita, una bambina che sta per raggiungere un compito di grande autonomia e responsabilità ma si trova costretta a fare la fatica di attraversare un luogo oscuro e intricato e soprattutto è chiamata a fare i conti con il lupo: la sua paura. Questa fiaba che tutti conosciamo mostra la sintesi più profonda del significato di questa emozione: prendere le distanze da un luogo sicuro per poter andare ad esplorare il mondo. 

In tale accezione questo tipo di paura c’entra con tutti noi: quando siamo più piccoli è la paura di staccarci dalla nostra famiglia, da adulti è riuscire a prendere le distanze da relazioni che riteniamo complicate, oppure affrontare dei cambiamenti lavorativi. Avviene che tutte le volte che ci troviamo ad affrontare una separazione, a gradi diversi, pensiamo a una situazione di isolamento quasi vicina alla morte. Infatti è più faticoso pensare alla separazione come a qualcosa di trasformativo che ci rende diversi da quello che eravamo prima. 

Cappuccetto Rosso vive la stessa difficoltà, si separa dalla casa della mamma con il rischio di morire per colpa del lupo, ma al contempo anche la speranza di vivere una trasformazione e di trovarsi un po’ più grande alla fine del bosco. Ecco perché spesso le paure impregnano le trame dei racconti per emozioni. Perché nella nostra mente abbiamo un catalogo delle paure che abbiamo sperimentato e attraversato e di quelle che ancora dobbiamo affrontare. 

Scrivere per emozioni Scrivere ci permette, nel primo caso, di dar forma all’evoluzione che abbiamo vissuto all’interno di queste emozioni. Nel secondo caso ci offre invece la possibilità di fantasticare su ipotetiche soluzioni. 

Non dobbiamo dimenticare che la paura è anche quel sentimento che ci permette di conoscerci sempre più a fondo. Se ci pensate infatti essa a volte diventa un limite per delle situazioni che dobbiamo affrontare, e può arrivare a bloccarci in modo significativo. Ecco che allora esplorare la paura attraverso la scrittura per emozioni significa conoscere quei pezzi di noi che faticano e resistono ad andare oltre questo sentimento. 

Dobbiamo anche ricordarci che le paure cambiano rispetto all’età. Quando eravamo più piccoli erano legate a qualcosa di sconosciuto che entrava nella nostra vita, magari un estraneo, oppure qualche situazione che dovevamo vivere e che si popolava nelle nostre fantasie di mostri che la rendevano meno attraente. Pensiamo ad esempio agli incubi dei bambini che temono di dormire da soli. Crescendo, la paura si rimodula, slegandosi sempre di più da un aspetto ignoto esterno, e collegandosi invece a ciò che ha a che fare con noi: ad esempio la paura di non farcela oppure di non avere le risorse per affrontare una certa situazione. Questo accade perché il sentimento cresce con noi e, man mano che aumenta la consapevolezza sul nostro modo di essere, diventa più facilmente qualcosa di riferito alle nostre capacità interne. 

«La terra, quella è una nave troppo grande per me. È un viaggio troppo lungo. È una donna troppo bella. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò. Lasciatemi tornare indietro» dice Novecento, il personaggio di Baricco, mentre sulla scaletta della nave tenta di toccare terra: con le sue parole ci racconta esattamente la paura di affrontare le incertezze e le strade complesse della vita. È come se il nostro pianista non se la sentisse di lasciare quella parte di mondo conosciuta in ogni angolo, cioè la sua nave da crociera, per andare a esplorare nuovi territori.  

Pensando alla scrittura per emozioni come luogo nel quale progettare il futuro, questo potrebbe essere un buon incipit per sviluppare idee su come fare ad affrontare questo tipo di blocco. 

Facciamo finta di essere la persona che sta ascoltando la dichiarazione di paura a inizio capitolo e proviamo a scrivere una risposta che motivi il pianista Novecento ad affrontare la sua paura. 

 

Estratto da Filippo Mittino, Scrivere per emozioni. Una guida per raccontarsi, con una nota di Antonio Ferarra, Interlinea, Novara 2023, pp. 57-60. 

Filippo Mittino, psicologo e psicoterapeuta

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Author: Redazione

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