Il conflitto in azienda: da frattura a competenza collettiva

 

Strumenti e postura per attraversare le tensioni e rafforzare la leadership collettiva.

Il conflitto come segnale e opportunità

Nelle organizzazioni il conflitto raramente nasce dallo scontro di obiettivi opposti. Più spesso si scatena a causa dell’imporsi di priorità diverse nella realizzazione dello stesso obiettivo.

Se ignorato, si sposta nei corridoi, nelle chat private, nelle riunioni parallele. Se attraversato consapevolmente, diventa occasione di riallineamento.

Come sottolinea anche Rocco Fanello riprendendo il concetto di «armonia artificiale» elaborato da Patrick Lencioni, evitare il conflitto non protegge la relazione: la impoverisce. Il vero rischio non è il conflitto ideologico, ma la sua mancata espressione. Quando per timore del conflitto personale evitiamo anche quello produttivo, perdiamo energia, innovazione e qualità decisionale.

Il team coaching lavora proprio su questo passaggio: spostare l’attenzione dal “chi ha ragione” al “cosa stiamo costruendo insieme”.

Il valore del team coaching

In azienda il conflitto è spesso trattato come un’anomalia. In realtà è un indicatore precoce di disallineamento strategico o trasformazione in atto. Un percorso di team coaching non elimina la tensione: la rende esplicita e utilizzabile come apprendimento collettivo.

Un esempio concreto

In un’azienda manifatturiera il team di direzione vive una tensione crescente tra commerciale e operations, le riunioni sono diventate momenti di discussioni continue: «Non siete flessibili» contro «Vendete ciò che non possiamo garantire». Il clima è difensivo.

Il coach non entra nel merito tecnico. Lavora sul processo: rallenta la conversazione, distingue i fatti dalle interpretazioni, fa emergere i valori in gioco.

Affiorano così due priorità legittime: inseguire la velocità del mercato e garantire l’affidabilità operativa. Il conflitto non è più tra persone, ma tra tensioni strategiche del sistema.

Nel tempo, la conversazione cambia tono. Non si cerca più il colpevole, ma il punto di integrazione. Il conflitto viene reso esplicito, legittimato e trasformato in leva di governance.

Il primo conflitto è interno

Nel conflitto emerge spesso una dimensione intrapersonale dissonante, ossia entra in gioco la cosiddetta dissonanza cognitiva che si attiva quando ciò che dichiariamo come valore (per esempio collaborazione, apertura, rispetto) non è coerente con i comportamenti che mettiamo in atto quando siamo sotto pressione (competizione, chiusura, controllo): uno scarto che genera tensione.

Per ridurla razionalizziamo o colpevolizziamo l’esterno, ma la dissonanza non elaborata alimenta rigidità e sfiducia.

Nel team coaching si attua un passaggio cruciale: prima del “noi contro loro” si lavora sullo scarto tra intenzione dichiarata e comportamento agito. Non per colpevolizzare, ma per ampliare consapevolezza e libertà di scelta.

La domanda diventa: come restare nella tensione senza rompere la fiducia?

Il conflitto come palestra di leadership collettiva

Le organizzazioni mature non sono quelle senza conflitti, ma quelle capaci di attraversarli senza perdere coesione e di affrontare le conversazioni difficili senza trasformarle in attacchi personali.

Il team coaching trasforma il conflitto in competenza collettiva. Allena il team a:

  • stare nella complessità senza difese,
  • distinguere tra ego e responsabilità,
  • integrare differenze,
  • decidere insieme anche nel disaccordo.

Il conflitto diventa così palestra di leadership distribuita. Non è il leader a “risolvere”, ma il team che impara a reggere la tensione e fidarsi del processo. Un team ad alte prestazioni non evita il conflitto: lo utilizza per crescere.

Domande per riflettere in azienda
  1. Quale valore stiamo difendendo in questa tensione (velocità, qualità, controllo, innovazione)?
  2. Il nostro conflitto riguarda bisogni diversi o strategie diverse?
  3. Che tipo di leadership stiamo modellando mentre discutiamo?

Queste domande non eliminano la tensione. La rendono consapevole. E quando aumenta la consapevolezza, aumenta anche la qualità delle decisioni e la solidità della fiducia nel team.

Andrea Farioli, Coach ICF PCC, Practitioner Coaching by Values

Andrea Farioli
Author: Andrea Farioli

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