Ogni dicembre, quando si avvicina la fine dell’anno, accade qualcosa di prevedibile e potentissimo: la mente si apre all’idea del cambiamento.
È come se il passaggio simbolico da un anno all’altro creasse un “reset temporale” che ci autorizza a pensare “posso essere diverso”. Dal punto di vista psicologico, questi momenti si definiscono date-soglia e funzionano come ancore mentali, ovvero segnano una fine e rendono possibile la costruzione di una nuova narrazione del sé. Molto spesso, però, questi meccanismi, si traducono in loop disfunzionali e demotivanti che, lentamente e in maniera inconsapevole, ci conducono verso l’indebolimento del nostro io, anziché verso una sua forma potenziata, che tanto desideriamo.
Il paradosso dei buoni propositi
La maggior parte dei buoni propositi fallisce entro poche settimane. Come mai? Non per mancanza di motivazione, ma perché la loro premessa “volere è potere” è fragile e irrealistica. La volontà, anche se forte, non è sufficiente a produrre un cambiamento. Il comportamento umano è guidato in gran parte da automatismi neurali, abitudini consolidate, risposte emotive apprese e credenze profonde che operano al di sotto della consapevolezza, dove la volontà non ha potere (Kahneman, 20011).
Dunque, in questo caso, il fallimento del buon proposito non ha nulla a che vedere con la debolezza personale o la mancanza di forza di volontà, ma è semplicemente l’esito di una strategia inadeguata. Inoltre, la narrazione culturale del “volere è potere” trasforma questa errata convinzione in una colpa individuale, che genera frustrazione e perdita di fiducia verso sé stessi, allontanandoci ancora di più dal raggiungimento dell’obiettivo.
Il vero nuovo inizio è un cambiamento sostenibile
Il cambiamento sostenibile non nasce dalla forza di volontà né da un presunto “cambio di identità”, ma da piccoli e graduali aggiustamenti dei comportamenti quotidiani. Sono le azioni ripetute, non le dichiarazioni su chi vorremmo essere, a ristrutturare nel tempo gli automatismi e le credenze. Quando un nuovo comportamento è abbastanza semplice da essere agito e sufficientemente coerente da essere ripetuto, non ha bisogno di essere imposto: diventa progressivamente più naturale.
Nel coaching e nei percorsi psicologici, il nuovo inizio non coincide con un elenco di obiettivi ambiziosi, ma con l’introduzione di scelte comportamentali diverse nei contesti in cui tendiamo a reagire sempre allo stesso modo. La domanda chiave non è “cosa voglio ottenere quest’anno?”, ma “quale comportamento posso iniziare a mettere in atto nelle situazioni che oggi evito?”. Ed è quando una persona sperimenta una risposta nuova, anche minima, rispetto al proprio schema abituale, che il cambiamento si fa reale.
Iniziare davvero, senza ricominciare da zero
Un nuovo inizio efficace non è drastico, né spettacolare: non richiede di cancellare il passato, ma di smettere di ripeterlo inconsapevolmente. Capodanno può diventare un potente alleato se viene usato come momento di lucidità, non di illusione. Il vero cambiamento non nasce dall’entusiasmo del primo giorno, ma dalla coerenza dei giorni successivi. Forse, questa volta, non serve ricominciare, ma iniziare con consapevolezza.









