«La memoria è un vaccino contro l’indifferenza. Perché l’indifferenza è più colpevole della violenza» ha spiegato una volta Liliana Segre, la cui testimonianza di sopravvissuta all’Olocausto è viva anche grazie al supporto dell’editoria che diffonde le storie della Shoah. Ma per fare questo nel migliore dei modi occorre ascoltare e condividere queste storie con un atteggiamento non passivo e anzi contagiante.
Uno strumento speciale: la storia di Eva Levy
In particolare, c’è una storia cui tengo più di altre, visto che trattando la Shoah unisce quanto capita nel mondo dei libri con ciò che avviene anche nella comunità, aziendale o no: ascolto attivo e condivisione. Si riferisce a un incontro personale con Carlo Alberto Carutti, quando questo elegante signore lombardo aveva già superato i novant’anni. Collezionista di strumenti d’epoca, mi raccontò che aveva acquistato a Torino un violino particolare: al suo interno aveva rinvenuto un cartiglio che si riferiva ad Auschwitz-Birkenau. Volendo capire meglio che cosa ciò significasse aveva iniziato delle ricerche che l’avevano portato a scoprire che era lo strumento della giovane Eva Levy, detta Cicci, deportata nel dicembre del ’43 dal famigerato Binario 21 della stazione di Milano, e morta in quel campo di concentramento. Là aveva suonato nell’orchestra del lager e là era sopravvissuto il fratello, che alla liberazione aveva ritrovato il violino e al ritorno in Italia lo aveva portato da un liutaio per farlo sistemare. Ma il peso del ricordo era troppo lacerante e si suicidò prima di andare a riprendersi l’oggetto caro della sorella.
Mettersi in ascolto nella consapevolezza
L’ascolto di questa storia è stato tanto toccante e profondo da volerlo comunicare ad altri, coinvolgendo una scrittrice per ragazzi di razza come Anna Lavatelli, che ne ha tratto Il violino di Auschwitz con le illustrazioni di Cinzia Ghigliano. E oggi lo strumento è conservato nelle Stanze per la Musica del Museo Ponzone di Cremona, dal quale viene fatto eccezionalmente uscire per concerti nel Giorno della Memoria.
L’ascolto delle vibrazioni del violino di Auschwitz, nelle giornate in cui si ricorda la Shoah, non può non suggerire di riflettere sull’importanza dell’ascolto attivo in ogni comunità, ieri come oggi. È cruciale per diversi motivi: per diventare consapevoli e per partecipare meglio alle scelte degli altri, con un impatto significativo sulle azioni personali e collettive, in un contesto familiare, aziendale, scolastico o civico.
Guardare avanti con fiducia
In questa prospettiva l’editoria deve saper sviluppare sempre power skill di ascolto attivo: soltanto così si sviluppa la comunicazione, fondamentale per i libri, favorisce la fiducia e la relazione, in una dimensione inclusiva, con un miglioramento non soltanto interiore. Siamo di fronte a momenti di cultura profonda, «senza incolpare il destino» e con la capacità di «meditare che questo è stato», come ha scritto la senatrice a vita Liliana Segre introducendo i testi del presidente Sergio Mattarella raccolti sotto il titolo La nostra memoria. I discorsi per non dimenticare la Shoah.
E se sappiamo ascoltare allora riusciamo a capire la speranza di Anne Frank nella tragedia, perché la memoria è davvero un vaccino per guardare avanti:
Esci e cerca di ritrovare la fortuna dentro di te; pensa a tutte le belle cose che crescono dentro e attorno a te e sii felice.










