L’economia che nasce dall’umano

Il World Economic Forum di Davos e il ruolo delle competenze umane nell’era dell’intelligenza artificiale 

In questi giorni, mentre a Davos si riunisce il World Economic Forum, il mondo prova ancora una volta a interrogarsi su dove stiamo andando: sul futuro dell’economia, del lavoro, delle tecnologie, delle società. Davos è sempre stato un luogo simbolico, al di là delle risposte che produce, per le domande che rende legittime. E una, oggi, mi sembra più urgente di tutte: quali competenze servono davvero alle persone per abitare il futuro? 

I paper più recenti scritti in occasione del World Economic Forum aiutano a spostare lo sguardo. Non parlano solo di intelligenza artificiale, automazione, produttività. Parlano, in modo sempre più esplicito, di competenze umane come vero fattore strutturante dell’economia che viene. Non siamo di fronte a una semplice rivoluzione tecnologica, ma a un cambio del sistema valoriale. 

Una nuova infrastruttura dell’economia: l’umano al centro

L’AI sta rendendo abbondante tutto ciò che è standardizzabile: calcolo, accesso alla conoscenza, produzione di contenuti, esecuzione tecnica. Ma proprio per questo rende sempre più rara – e quindi sempre più preziosa – la qualità dell’intelligenza umana che governa queste possibilità. Non è la tecnologia in sé a fare la differenza, ma il modo in cui viene orientata e vissuta. 

È qui che le cosiddette “soft skills” cambiano definitivamente sostanza, diventando human-centric skills. Creatività, resilienza, empatia, pensiero critico, collaborazione, curiosità e capacità di apprendere non sono più un complemento alle competenze tecniche. Sono la nuova infrastruttura dell’economia. Senza di esse, anche la tecnologia più avanzata resta potenza grezza, incapace di generare valore reale. 

Valuta e moneta del futuro: human-centric skills

Per spiegare questo passaggio, trovo molto efficace l’idea di valuta e moneta. La valuta è ciò che stabilisce che cosa ha valore in un sistema economico. La moneta è ciò che concretamente circola e permette lo scambio. 

Oggi le competenze umane sono entrambe: sono la nuova valuta, perché definiscono che cosa conta davvero nell’economia dell’AI e diventano la moneta, perché sono ciò con cui si “comprano” futuro, innovazione, leadership, adattabilità. 

La creatività è ciò che permette di generare strade nuove quando quelle esistenti non bastano più. È la moneta dell’innovazione, perché senza creatività non esiste vero cambiamento, ma solo miglioramento incrementale. 

La resilienza è ciò che consente di restare in piedi quando il contesto diventa instabile. È la moneta della continuità, perché permette alle persone e alle organizzazioni di attraversare le crisi senza perdere direzione. 

L’empatia è ciò che rende possibile la fiducia. È la moneta della leadership, perché nessuna guida è credibile se non stabilisce relazioni autentiche con gli altri. 

Il pensiero critico è ciò che protegge dall’automatismo nelle scelte. È la moneta delle decisioni, perché in un mondo complesso non conta scegliere in fretta, ma scegliere con consapevolezza. 

La curiosità è ciò che impedisce di irrigidirsi. È la moneta dell’evoluzione, perché solo chi continua a interrogarsi, a esplorare e a imparare resta davvero vivo nel tempo. 

Allenare la capacità umana come vero cambiamento

I lavori del World Economic Forum evidenziano però anche un altro punto fondamentale: queste competenze non sono automatiche, né permanenti. Non si acquisiscono una volta per tutte. Senza allenamento si deteriorano e per questo devono essere praticate. Richiedono tempo, continuità, esposizione a situazioni reali, possibilità di riflettere sull’esperienza. 

Questo cambia radicalmente il modo in cui pensiamo lo sviluppo delle persone. Non basta “insegnare” le competenze umane. Serve creare contesti in cui possano essere allenate. Così come abbiamo costruito infrastrutture tecnologiche per far funzionare l’AI, dobbiamo costruire infrastrutture umane per far funzionare l’economia: spazi di pratica, ambienti sicuri, ecosistemi in cui sperimentare, sbagliare, riflettere, integrare ciò che si vive con ciò che si comprende. 

È un passaggio culturale profondo: dall’idea di formazione come trasferimento di contenuti, all’idea di sviluppo come allenamento continuo della capacità umana. 

La responsabilità di governare l’AI

Anche gli scenari sul futuro del lavoro fino al 2030, elaborati dal World Economic Forum, vanno nella stessa direzione. Mostrano che esso non dipenderà solo dalla velocità dell’avanzamento dell’AI, ma dalla prontezza delle persone. Dove la forza lavoro sarà capace di collaborare con la tecnologia e di governarla con senso critico, l’AI diventerà una leva di crescita. Dove questo non accadrà, rischierà di amplificare fragilità, disuguaglianze e instabilità. 

Forse è questa la vera sfida che emerge: non rendere le persone più simili alle macchine, ma rendere le persone più consapevoli, più capaci di pensiero, più solide interiormente. L’AI può moltiplicare le possibilità. Ma il valore nasce solo quando c’è un essere umano capace di orientarle.

Oriana Cok, Amministratrice delegata Gruppo Pragma

Oriana Cok
Author: Oriana Cok

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