Le power skills dell’editoria / 12
«Se mai qualcuno scriverà la mia vita, un giorno, questa persona sarò io e nessun altro» è una dichiarazione che inquadra bene il carattere forte di Oriana Fallaci, scomparsa il 15 settembre 2006, che per tutta la vita ha dimostrato come la sua produzione sia stata già l’unica autobiografia autentica di una donna che ha raccontato la storia, dalle trincee in Vietnam agli uffici della Casa Bianca, dalla tenda di Gheddafi al quartier generale di Khomeini. Ha così testimoniato «l’umana crudeltà e imbecillità» delle guerre. Il recente anniversario dell’11 settembre delle Torri Gemelle ha poi riacceso la controversia sul suo La rabbia e l’orgoglio, nato da un lungo articolo richiesto a lei già malata di cancro da Ferruccio del Bortoli per il “Corriere della Sera”.
Con quel suo carattere toscano e testardo, capace di ironia, ha fatto i conti la sua casa editrice, Rizzoli, che più di una volta ha dovuto adattarsi alla sua perseveranza, una power skill declinata editorialmente in un modo del tutto unico e non convenzionale. Se infatti nella cultura aziendale la perseveranza e la resilienza sono spesso associate alla flessibilità e alla diplomazia, nel caso dell’autrice di Lettera a un bambino mai nato questa capacità si è manifestata come inflessibile coerenza e determinazione ferrea, mentre altre soft skills più tradizionali, come la mediazione e l’ascolto attivo, sono state esercitate soprattutto dall’editore per proteggere un asset di immenso valore culturale e commerciale.
Continuare a credere nel proprio valore
In effetti lei non aveva un’ostinazione cieca, ma una lucida competenza emotiva basata sulla certezza del valore del proprio lavoro. E questa fermezza ha costretto Rizzoli a trattarla in modo diverso. Soprattutto non voleva essere usata come una giornalista di successo o un caso da best seller, ma come scrittrice vera: «Si dà il caso che io sia davvero uno scrittore. Inevitabilmente uno scrittore, irrimediabilmente uno scrittore. Prestato, solo prestato al giornalismo».
La sua grande perseveranza, evidente nella serie tv Rai Miss Fallaci, emerge anche dalle sue carte: sebbene affermasse di odiare il tempo sottratto ai libri per scrivere lettere, era un’autrice ossessiva: per ogni lettera redigeva e conservava anche più di una minuta su carta. E oltre alle corrispondenze editoriali e di lavoro restano molte missive indirizzate a grandi personaggi e amori tormentati come Alekos Panagulis. La morte del compagno greco devastò Oriana, che volle ricordarlo in Un uomo.
La complessità intima di raccontare una ferita ancora aperta è testimoniata da tre lettere scritte a Sergio Pautasso, direttore letterario di Rizzoli, già editor della famosa Lettera, recuperate di recente dal figlio Guido Andrea in una plaquette De Piante intitolata Si dà il caso che io sia davvero uno scrittore: «Da tre mesi e mezzo son ferma a questo tavolino, quassù in cima a un monte, senza dialogare con nessuno fuorché con me stessa e il fantasma di un morto». A Pautasso lascia il compito di fare da «radio di bordo per tenere la rotta». Ma la navigazione necessita di perseveranza straordinaria, forza contraria al facile compromesso e, spesso, foriera di sconfitte, eppure capace di far nascere l’amore di una vita.
Resistere alle sole logiche commerciali
«I Rizzoli non amano la letteratura. Si sa» è uno dei fulmini scagliati contro la propria casa editrice quando non capisce il valore dei suoi testi. Avviene, sempre con l’amico dirigente editoriale, per altri successi: «Tu non capisti Lettera a un bambino mai nato. Dicesti che non era un romanzo!» Era il suo modo di rivendicare l’infallibilità del proprio istinto narrativo contro lo scetticismo dei tecnici dell’editoria.
Ma la Fallaci non tollerava neppure che una sola virgola venisse modificata senza il suo consenso, specialmente nelle edizioni estere, che controllava riga per riga conoscendo perfettamente l’inglese, lo spagnolo e il francese, come ha ricordato una volta il nipote ed erede Edoardo Perazzi. E quando scopriva un errore di stampa o una scelta di traduzione non concordata, inviava telegrammi e lettere chilometriche ai redattori minacciando di bloccare la distribuzione delle copie o di stracciare i contratti. Allo stesso modo nelle lettere editoriali emerge il disprezzo per i meccanismi del marketing spinto e più volte vietò di utilizzare la sua foto in quarta di copertina o di organizzare presentazioni troppo mondane, perché il successo arrivasse non soltanto per la popolarità del suo personaggio pubblico.
La pazienza strategica dell’editore
Il caso Fallaci è significativo perché l’editore, comprendendo che l’irruenza di lei non era un capriccio ma la forza vitale della sua scrittura, negli anni ha dimostrato una vera capacità di gestione dei conflitti accettando scontri durissimi e lettere di fuoco, pur di non interrompere un legame che garantiva prestigio internazionale e milioni di copie vendute. Così se la perseveranza della Fallaci ha protetto l’integrità della sua opera, la capacità di accoglienza di Rizzoli ha permesso alla stessa di raggiungere un pubblico vasto. E di comunicare le ragioni di questa autrice unica, per la quale «la vita ha quattro sensi: amare, soffrire, lottare e vincere. Chi ama soffre, chi soffre lotta, chi lotta vince. Ama molto, soffri poco, lotta tanto, vinci sempre».
Approfondimenti in I meccanismi dell’editoria (Il Mulino) dove è messo in luce quanto le power skills siano determinanti anche nel mondo dei libri, specchio della nostra vita personale e collettiva.









