Mindfulness al lavoro: dalla reazione automatica alla scelta consapevole

Che cos’è davvero la mindfulness

Negli ultimi anni la mindfulness si è inserita con slancio nei percorsi di coaching e nelle organizzazioni. Se ne sente parlare spesso e sempre di più viene citata dovunque si parli di benessere lavorativo. Ma di cosa si tratta esattamente? In parole semplici, la mindfulness è la capacità di portare attenzione intenzionale e non giudicante all’esperienza del momento presente: a ciò che accade nel corpo, nei pensieri, nelle emozioni e nell’ambiente, così com’è, mentre accade. 

Non si tratta di rilassamento, né di “svuotare la mente”. Al contrario, è un allenamento specifico e funzionale dell’attenzione e della consapevolezza, che permette di osservare i propri automatismi senza esserne passivamente trascinati. In essa gioca un ruolo fondamentale l’aspetto del non-giudizio che non significa approvare tutto né smettere di valutare, ma imparare a osservare l’esperienza senza incasellarla subito come giusta o sbagliata, positiva o negativa. È la capacità di riconoscere un pensiero, un’emozione o una sensazione fisica senza reagire automaticamente, creando uno spazio di consapevolezza che permetta di comprendere prima di agire. 

Le basi neuroscientifiche della mindfulness

Negli ultimi decenni, anche le neuroscienze hanno dimostrato l’efficacia della mindfulness provando come questa pratica produca cambiamenti misurabili nel funzionamento e nella struttura del cervello, grazie al principio della neuroplasticità.
Le ricerche evidenziano un significativo rafforzamento della corteccia prefrontale, l’area responsabile di attenzione, regolazione emotiva, pianificazione e decision making; una buona riduzione dell’attivazione dell’amigdala, centro di elaborazione della risposta-allarme allo stress e alle minacce, e infine una maggiore integrazione tra aree emotive e cognitive, che favorisce risposte più flessibili e ponderate e meno reattive.
Dunque, in termini pratici, allenare la mindfulness significa interrompere il pilota automatico e creare uno spazio tra stimolo e risposta, aumentando la possibilità di scegliere consapevolmente come agire. 

Mindfulness e regolazione dello stress 

Lo stress lavorativo raramente trova origine in una sola e semplice causa. Molto spesso è il risultato di un intreccio continuo tra fattori esterni – come carichi di lavoro elevati, scadenze serrate e richieste crescenti – e fattori interni, tra cui il perfezionismo, il bisogno di controllo e la tendenza a rimuginare costantemente su ciò che è stato o su ciò che potrebbe accadere.  

La mindfulness interviene proprio su questi ultimi, offrendo uno spazio di consapevolezza che permette di interrompere la spirale dello stress prima che diventi cronica. Attraverso la pratica, le persone imparano a riconoscere in modo precoce i segnali di attivazione, sia nel corpo (tensioni, affaticamento, respiro corto) sia nella mente (come pensieri ripetitivi o stati di allerta costante).

Allo stesso tempo, la mindfulness aiuta a ridurre la cosiddetta “ruminazione mentale”, riportando l’attenzione dal passato e dal futuro al momento presente. Questo semplice ma profondo spostamento dell’attenzione diminuisce il sovraccarico cognitivo e favorisce una relazione più equilibrata con le richieste lavorative.

A livello organico, questi effetti si traducono in una regolazione più efficace del sistema nervoso: l’organismo rimane meno a lungo in uno stato di iperattivazione, con una riduzione della produzione di cortisolo nel tempo (il cosiddetto ormone dello stress) e una maggiore capacità di recupero dopo eventi stressanti. In altre parole, la mindfulness non elimina lo stress, ma allena il cervello a gestirlo in modo più flessibile e sostenibile. 

La mindfulness come competenza chiave nel coaching 

Come mai tutti i coach consigliano la mindfulness? La risposta in realtà la conosciamo già: come spiegato pocanzi, essa favorisce una maggiore consapevolezza degli schemi ricorrenti, permettendo di riconoscere gli automatismi prima che prendano il controllo. Ciò significa che, praticandola, le persone imparano a rispondere in modo più intenzionale, invece di reagire in modo abituale, e a compiere scelte più allineate ai propri valori. Proprio per questo, la mindfulness si configura come il cardine metodologico ed esperienziale su cui costruire sviluppo, apprendimento e benessere a lungo termine. Per il coaching, questo significa accompagnare le persone non solo a fare meglio, ma soprattutto a stare meglio mentre fanno, coltivando una presenza consapevole che diventi una risorsa stabile, personale e professionale. 

Laura Fatrizio, Psicologa del lavoro

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Author: Laura Fatrizio

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