Quando in azienda tutto è urgente: il rischio burnout

Come corporate coach, nel lavoro con manager, responsabili e professionisti, ascolto spesso frasi del tipo «Non riesco più a stare dietro a tutto», «Ogni volta che chiudo un compito, ne arrivano altri tre», «Lavoro tutto il giorno, ma alla fine ho la sensazione di non aver concluso nulla», «Non posso permettermi di fermarmi». 

Dietro queste parole può non esserci unicamente un problema di time management, ma anche qualcosa di più profondo: una persona che sta progressivamente perdendo la capacità di distinguere ciò che è importante, urgente, delegabile, negoziabile o semplicemente imposto da una cultura organizzativa nella quale tutto sembra avere la stessa priorità. Di conseguenza, in condizioni protratte nel tempo, il rischio è che l’iperattivazione diventi la normalità. E talvolta capiamo anche che il problema non è la persona, ma il sistema di lavoro nel quale lei stessa sta cercando, da troppo tempo, di funzionare. 

In molte organizzazioni il lavoro non è caratterizzato soltanto da un elevato volume di attività, quanto dalla frammentazione dell’attenzione, dal continuo passaggio da una priorità all’altra, senza il tempo necessario per recuperare concentrazione, energia e senso di controllo. Quando tutto diventa urgente, paradossalmente nulla è realmente prioritario. 

Il ciclo del sovraccarico

Nel coaching mi capita di osservare un ciclo ricorrente, che partendo dall’aumento delle richieste (il coachee riceve progressivamente più attività e responsabilità), passa per l’aumento dell’impegno (incrementa le ore di lavoro, riduce le pause e porta delle attività a casa), per la perdita del controllo (nonostante l’impegno, le attività continuano ad accumularsi con eventuale crescita del margine di errore), per il senso di inefficacia (la persona inizia a mettere in dubbio le proprie competenze), l’ipercontrollo (controlla continuamente mail, messaggi, scadenze e attività), fino alla difficoltà a staccare (il lavoro invade progressivamente gli spazi personali e mentali) e quindi l’esaurimento (arrivano stanchezza persistente, irritabilità, difficoltà di concentrazione, demotivazione e perdita di energia) ed il rischio burnout (la situazione diventa cronica e la persona può arrivare a un livello di esaurimento tale da compromettere il proprio funzionamento professionale e personale). 

Gli strumenti del coaching 

Il coaching, allora, non deve diventare una palestra di resistenza, ma portare il coachee a recuperare consapevolezza, agency e capacità di scelta, anche rispetto al sistema nel quale lavora, e a distinguere tra: 

  • ciò che posso controllare, 
  • ciò che posso influenzare, 
  • ciò che non posso controllare. 

Uno degli strumenti che utilizzo nel coaching è lavorare sulle priorità attraverso quattro domande: 

  1. Cosa devo assolutamente fare? 
  1. Cosa posso delegare? 
  1. Cosa posso negoziare? 
  1. Cosa posso smettere di fare? 
Qual è il ruolo del coaching quando il burnout è già presente?

Il corporate coach non è uno psicoterapeuta e non deve sostituirsi alle figure sanitarie competenti. Quando emergono segnali importanti e persistenti di esaurimento, compromissione del funzionamento, sofferenza significativa o sospetto burnout, il compito del coach è anche riconoscere il proprio perimetro professionale e favorire l’accesso al supporto appropriato, perché il coaching può lavorare sulla consapevolezza, sulle decisioni, sui comportamenti, sulle modalità di gestione del ruolo e sulle risorse disponibili, ma non si occupa di ogni aspetto della vita. 

Dopo molti anni di lavoro con persone e organizzazioni, credo che il tema sia far capire alle prime come essere più consapevoli di quello che fanno e di come lo fanno, alle seconde quali condizioni creare per lavorare bene, e che la performance sostenibile non nasce dalla capacità di resistere indefinitamente al sovraccarico, bensì dall’equilibrio tra responsabilità, risorse, autonomia, priorità e recupero. 

Rosanna Pezzuto, Business coach, senior trainer e HR consultant

Rosanna Pezzuto
Author: Rosanna Pezzuto

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