Il coaching è problem solving o problem posing?

La forza della domanda

Il coaching è davvero legato alla soluzione dei problemi? O piuttosto è la capacità di formulare, generare e riformulare domande? La presenza sempre più pervasiva dell’AI nelle nostre vite quotidiane ha reso ancora più manifesto ciò che ho sempre considerato un valore, sin dall’inizio delle mie scelte di studio e poi professionali: la forza della domanda. 

La domanda è dirompente, trasformativa, obbliga a cercare, discernere, scegliere e porsi dei dubbi. Avere sempre una risposta pronta, veloce, immediata, invece, è riduttivo, troppo facilmente “imbrigliante”, tanto più se arriva da qualche macchina che non ha alcun interesse per noi come persone, per la nostra vita, la nostra storia, le nostre esperienze vissute, il contesto emotivo, cognitivo e di senso in cui ci troviamo. La risposta che ci offre l’intelligenza artificiale è frutto di un preciso calcolo computazionale basato su associazioni probabilistiche, sempre più sofisticate e plausibili, ma che hanno ben poco a che vedere con l’autenticità di chi siamo. 

Riflettendo su questi aspetti, mi sono detta che il coaching, come spazio di relazione, è un luogo prezioso per esercitare e allenare sempre di più la capacità riflessiva e la sperimentazione delle soluzioni ipotizzate, per tornare poi a riflettere nuovamente sui loro impatti. Sarà sempre più uno spazio da scegliere consapevolmente, impegnativo, ma proprio per questo sempre più indispensabile. 

Alla scoperta della propria autenticità

Le persone con le quali lavoro sentono e riportano come prezioso proprio questo impegno, che apre però a una libertà più grande, distante da risposte pronte e vicino a scelte consapevoli. La vita stessa ci porta ad affrontare situazioni difficili e complesse da sostenere, rispetto alle quali la risposta e la soluzione diventano un’esigenza forte e assolutamente desiderabile. E in questi momenti, saper porre la domanda giusta ci aiuta ad accedere alla nostra autenticità, a muoverci nella direzione più efficace, a evolvere nel nostro cammino. 

Quando qualcosa non scorre via liscio ma ci obbliga a fermarci, a notare una discrepanza, un ostacolo, un elemento che non torna, siamo spinti a interrogarci, a cercare oltre, a farci domande, a formularne di nuove e a intravedere qualcosa di diverso e di nuovo, anche se non immediatamente chiaro. Questa sorta di straniamento, di intoppo, ci porta lontano dalla nostra abitudinarietà, fatta di ripetizione confortante, e ci obbliga a guardare altrove. 

Un cambiamento di ruolo che non ci torna, una relazione con un superiore che ci fa sentire inadeguati, il desiderio di far crescere il team che si scontra con la capacità di delegare con fiducia, il muoversi velocemente verso una direzione e sentire di essere soli nel farlo… Sono tutte situazioni difficili da attraversare, che interrompono il fluire, lo scorrere delle cose. Questi sono momenti preziosi che ci portano a evolvere, proprio attraversando l’ostacolo che si presenta davanti a noi, l’incongruenza che si mostra. Questa occasione se riconosciuta con coraggio e accolta diventa un momento per imparare a stare nello spazio del non sapere, per vivere il nostro limite, la nostra vulnerabilità e attraversare l’incertezza come un tempo di valore. Il nostro pensiero riflessivo e critico si affina, diventa sempre più evoluto, ci alleniamo a riconoscere il valore di non sapere tutto. 

Accettare i propri limiti per migliorare

Non solo tollerare, ma allenarci a difendere questo spazio è una competenza che si esercita nel coaching. Siamo tutti così diversi gli uni dagli altri, ognuno con i propri limiti, che ci rendono così profondamente umani, bisognosi gli uni degli altri, in qualsiasi ambiente professionale e in qualsiasi ruolo ci troviamo ad agire. Ma per sentirsi e vedersi limitati e vulnerabili ci vuole coraggio e solidità: il coraggio di essere a contatto con la realtà che ci capita di vivere, di connetterci con qualcosa di profondo, di vero, di autentico che ci abita e che è il reale valore che portiamo nel mondo e nei contesti che attraversiamo vivendo. 

L’opposto della tendenza dominante, pavida e vigliacca, che ci illude di poter anelare alla perfezione, all’affermazione di sé in competizione con gli altri, con una risposta sempre a disposizione, in una continua corsa in avanti che impatta su di noi e sugli altri. Cadere, sperimentare il proprio limite, la propria imperfezione, ci può aiutare a vivere la nostra autenticità nella concretezza e non in un desiderio astratto, irrealizzabile e a volte persino nocivo, di perfezione e di potenza. 

Il coaching è uno spazio in cui esplorare in sicurezza questa dimensione di vulnerabilità umana, per scegliere consapevolmente, grazie alle domande, senza una risposta pronta, le nostre azioni quotidiane; per attraversare con impegno le difficoltà, costruendo sui nostri errori, sui nostri limiti e accedendo a ciò che di bello, di buono, di valore appartiene a ciascuno di noi. 

Problem posing: il coraggio di interrogarsi

Forse, nell’epoca in cui ogni domanda sembra dover avere una risposta immediata, il reale valore del coaching sta proprio nel custodire lo spazio in cui una risposta non è ancora disponibile, in cui il dubbio può aprire nuove possibilità e la consapevolezza può prendere forma. Perché non sempre abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica cosa fare. Abbiamo bisogno di uno spazio in cui imparare a vedere, a comprendere, a scegliere. Uno spazio in cui le risposte non ci vengano consegnate, ma prendano forma attraverso il nostro pensiero, la nostra esperienza, la nostra capacità di stare nella complessità. 

Il valore e la bellezza del coaching non stanno nel trovare risposte ai problemi, ma nel generare le domande che ci permettono di vedere ciò che ancora non vediamo e di scegliere ciò che davvero conta. Non problem solving, dunque, ma problem posing: non la fretta di risolvere, ma il coraggio di interrogarsi. Perché è proprio da una domanda, a volte scomoda, incerta, senza una risposta immediata, che può cominciare un cambiamento autentico. 

Emanuela Scarpone, Business Coach ICF, Strategic Qualitative Research

Emanuela Scarpone
Author: Emanuela Scarpone

"Business Coach ICF, Strategic Qualitative Research"

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