Come guidare senza indurirsi e senza dissolversi
Il falso dilemma della leadership
C’è un momento, nella vita di molti manager, in cui una domanda emerge con una certa urgenza: “Devo essere duro o comprensivo?”
È un bivio solo in apparenza. Perché nella pratica quotidiana, chi prova a essere sempre duro incrina le relazioni. Chi prova a essere sempre comprensivo perde direzione. E allora cosa resta?
Spesso un’oscillazione continua tra due estremi: autorità che irrigidisce oppure gentilezza che diventa ambiguità. Ma forse il punto non è scegliere da che parte stare. Forse il punto è cambiare la domanda.
Leadership gentile non è semplice “gentilezza”
Quando parliamo di leadership gentile rischiamo un fraintendimento pericoloso: immaginarla come una forma evoluta dell’“essere buoni”. Non è così.
Le interazioni umane sono sistemi complessi: non conta solo cosa diciamo, ma quale effetto produciamo nell’altro. Emozioni, percezioni, contesto: tutto contribuisce a costruire un risultato. Essere gentili, quindi, non significa abbassare l’intensità. Significa scegliere consapevolmente l’impatto che vogliamo generare. E qui entra in gioco un concetto chiave: la dolce fermezza.
Dolce fermezza… Ovvero?
La dolce fermezza non è un compromesso tra rigidità e condiscendenza. È una postura diversa. È la capacità di mantenere una direzione chiara (fermezza) senza compromettere la qualità della relazione (dolcezza). In quattro parole: direzione chiara, relazione viva!
Una leadership che lavora solo sulla fermezza spesso attiva le difese dei propri interlocutori. Una leadership solo “gentile” rischia di non attivare energia e responsabilità. La dolce fermezza tiene insieme entrambe le dimensioni: chiarezza e fiducia, orientamento e rispetto.
Sincerità radicale: il ponte tra cura e chiarezza
Qui il lavoro di Kim Scott, fondatrice del metodo Radical Candor, offre una chiave preziosa. La sua idea di sincerità radicale si basa infatti su due assi:
- mi interessa davvero di te,
- ti dico ciò che serve, anche quando è scomodo.
Se manca il primo asse, la leadership diventa aggressiva. Se manca il secondo, diventa evasiva. La leadership gentile – quella autentica vive esattamente lì: nell’incrocio tra interesse reale per l’altro e coraggio della verità. E attenzione: la sincerità non è brutalità. È precisione relazionale.
Il ruolo dei valori: la bussola nei momenti complessi
Quando il manager si sente in difficoltà, spesso il problema non è “cosa dire”. È da dove sta parlando. I valori, come ho scritto in precedenti articoli per questo blog, rappresentano una bussola che orienta decisioni e comportamenti, soprattutto nei momenti di complessità.
Un leader che non è connesso ai propri valori:
- oscilla tra stili incoerenti,
- reagisce più che scegliere,
- fatica a essere credibile.
Un leader allineato ai propri valori:
- trova una direzione anche nelle situazioni ambigue,
- comunica con maggiore autenticità,
- genera fiducia.
E qui emerge un passaggio fondamentale: la dolce fermezza non si improvvisa. Si costruisce a partire dall’allineamento interno.
Il coaching: uscire dal dilemma
Cambiare le domande significa cambiare lo sguardo e quindi la realtà che si costruisce. Il coaching così può diventare uno spazio trasformativo. Non certo per insegnare al manager “come essere gentile”, ma per aiutarlo a:
- riconoscere i propri automatismi,
- leggere le dinamiche relazionali in modo più ampio,
- sperimentare nuove modalità di presenza.
Nel coaching, il dilemma “duro o morbido” viene spesso riformulato in:
- “Qual è l’effetto che vuoi generare?”
- “Quale parte di te stai mettendo in gioco?”
- “Cosa serve davvero a questa relazione, ora?”
Allenare questa consapevolezza significa sviluppare una vera competenza: la capacità di scegliere come stare nelle interazioni.
Un esempio concreto
Immaginiamo un manager che deve dare un feedback difficile.
Approccio autoritario: “Questo lavoro non va bene, devi rifarlo”.
Approccio morbido: “Forse si potrebbe migliorare qualcosa…”
Dolce fermezza + sincerità radicale: “Ti dico questo perché tengo al tuo sviluppo: questo lavoro non è ancora al livello che puoi raggiungere. Vediamo insieme come portarlo lì”. Cambia tutto: il contenuto resta chiaro, la relazione resta intatta e l’energia si orienta alla crescita.
Dove trovare ispirazione?
Se dovessimo sintetizzare, potremmo dire che la leadership gentile nasce dall’incontro di tre elementi:
- Valori → sapere da dove agisci.
- Sincerità → dire ciò che serve, con intenzione.
- Consapevolezza relazionale → scegliere come dirlo.
È una via esigente perché chiede di non nascondersi dietro il ruolo, ma di esserci davvero. La leadership gentile, infatti, richiede soprattutto una cosa semplice, ma non facile: di interessarsi realmente all’altro. E forse è proprio qui che la domanda da cui siamo partiti trova una nuova forma: non più “Devo essere duro o comprensivo?”, ma “Come posso essere autentico, utile e generativo in questa interazione?” È una domanda diversa. E, come tutte le buone domande, apre mondi.
Andrea Farioli, Coach ICF PCC, Practitioner Coaching by Values, Practitioner NAP









