Borgna e la comunicazione non verbale

Nel lavoro quotidiano, nelle relazioni professionali e nei percorsi di coaching, la comunicazione non si esaurisce nelle parole. Spesso sono gli sguardi, le pause, l’espressione del volto e la qualità della presenza a dire ciò che il linguaggio non riesce a esprimere. Imparare a leggere e a utilizzare questa dimensione non verbale significa sviluppare una forma di ascolto più profonda e autentica.

Lo psichiatra Eugenio Borgna, nel suo libro Apro l’anima e gli occhi (Interlinea, 2021), riflette proprio su questa dimensione della relazione umana. Partendo da una poesia di Clemente Rebora, Borgna esplora il significato dello sguardo e del volto come luoghi privilegiati della comunicazione: spazi in cui emozioni, pensieri e intenzioni diventano visibili prima ancora di essere pronunciati.

Per chi lavora con le persone – manager, coach, formatori – queste riflessioni rappresentano un invito prezioso: non basta ascoltare le parole, bisogna imparare a vedere l’altro. Nello sguardo e nel volto si riflettono infatti quelle sfumature emotive che rendono possibile una relazione autentica e una comunicazione realmente trasformativa.

L’estratto che segue ci guida in questa esplorazione, ricordandoci quanto la qualità della presenza, più ancora delle parole, sia al cuore di ogni incontro umano.

Una poesia di Rebora

Una bellissima poesia di Clemente Rebora (Tempo) è la premessa, la fonte, delle mie riflessioni sulla comunicazione, e sulle sue metamorfosi. […] Leggiamola insieme:

Apro finestre e porte –

ma nulla non esce,

non entra nessuno:

inerte dentro,

fuori l’aria è la pioggia.

Gocciole da un filo teso

cadono tutte, a una scossa.

Apro l’anima e gli occhi –

ma sguardo non esce,

non entra pensiero:

inerte dentro,

fuori la vita è la morte.

Lacrime da un nervo teso

cadono tutte, a una scossa.

Quello che fu non è più,

ciò che verrà se n’andrà,

ma non esce non entra

sempre teso il presente –

gocciole lacrime

a una scossa del tempo.

Eugenio Borgna al Festival della Dignità Umana

Comunicare con gli occhi

Nella poesia di Clemente Rebora sono splendidamente indicati i due modi essenziali di mettersi in relazione, e di comunicare: quello dell’anima e quello degli occhi, che ha una sua elettiva importanza nella comunicazione non verbale. Sono bellissime le considerazioni scritte da Romano Guardini, sacerdote cattolico, italiano di origine, che ha studiato ed è stato professore universitario in Germania, autore di libri di una straordinaria importanza culturale, filosofica e teologica, letteraria e politica; e da un suo libro vorrei ora citare quello che egli scrive della comunicazione non verbale.

Scrive: «Quando io parlo con una persona umana, cerco con i miei occhi i suoi, prendo contatto con l’espressione della sua faccia, in modo da avvertire che la mia parola arriva al volto che mi sta dinanzi. E, attraverso il volto, a ciò che vi si esprime: allo spirito che pensa; al cuore che sente; alla persona che là esiste»; e infine queste parole: «Leggendo nel suo volto, io afferro le ripercussioni che vi si esprimono: afferro lui stesso».

Negli incontri che abbiamo, nei colloqui, che ci uniscono agli altri, cerchiamo di capire quello che ne dicono i volti, gli occhi e gli sguardi.

Non basta ascoltare, è necessario (anche) guardarsi negli occhi, e leggere le emozioni che in essi si rispecchiano. La comunicazione non verbale, quella in particolare che rinasce dal volto e dagli sguardi, dovrebbe essere tenuta presente in ogni circostanza della nostra vita.

Non pensiamo, sbaglieremmo, che gli altri, le persone che incontriamo, non si accorgano delle nostre disattenzioni, della nostra fretta, dei nostri occhi, che magari vagano distratti, indifferenti, e talora annoiati. Ci sono persone semplici, che nulla sanno di psicologia, dotate di intuizioni e di sensibilità.

 

Eugenio Borgna, Apro l’anima e gli occhi. Coscienza interiore e comunicazione, Interlinea, Novara 2021, pp. 9-10, 24-25.

Redazione
Author: Redazione

Post Correlati

newsletter
Copia link

Copia link articolo