«Quando ti dicono di fare un passo indietro, il tuo compito è piantarti come un albero accanto al fiume della verità e dire al mondo… No, tu devi muoverti!»: quando Capitan America spiega a Spider Man il valore della determinazione personale, in un momento di profonda crisi e di pressioni esterne, siamo nel 2007. Il dialogo è pubblicato sul numero 537 di The Amazing Spider Man, l’anno in cui sotto la guida di un giovane produttore, Kevin Feige, la Marvel si appresta a distribuire Iron Man, il primo dei blockbuster tratti da quelle opere a fumetti con cui poco più di dieci anni prima, nel 1995, l’impero editoriale dei supereroi nato nel lontano 1939, quasi una fuga nella fantasia dalla realtà della guerra, era stato costretto a dichiarare bancarotta.
Affrontare il fallimento nei momenti di crisi
È la storia di un settore particolare dell’editoria, ben più popolare di altri, che aiuta a mettere in luce una delle power skills di cui si parla poco, eppure fondamentale anche in azienda: la capacità di gestire i propri errori e fallimenti. Capita quando serve mantenere integrità e responsabilità, che sono valori fondamentali in un’epoca di crisi croniche e pressioni sociali spesso tossiche.
Si dimentica spesso che alla fine degli anni ’90 la Marvel era impantanata in un fallimento drammatico e un decennio dopo invece è diventata ancor più famosa avviando una fortunata saga sul grande schermo su un supereroe di secondo livello e allora quasi sconosciuto, Iron Man. Com’è avvenuta questa rinascita resiliente e questo cambiamento creativo del modello di business? Con i valori dei propri supereroi, si potrebbe dire, ma non di tutti.
Da sconosciuto a superstar
Dopo battaglie legali per rimborsare i creditori, la company editoriale è salvata nel 1997 dalla Toy Biz di un produttore di giocattoli che riesce a corteggiare e attirare i banchieri proprio con i valori e la notorietà dei personaggi storici dei fumetti, provando a mettere all’asta i diritti cinematografici di alcuni dei personaggi più celebri, come Spider Man (passato alla Sony), Hulk (a Paramount) e i Fantastici Quattro (alla 21st Century Fox).
Restano pochi character ma l’azienda, con i giochi nel suo Dna, pensa di proseguire la strada del cinema per i supereroi di riserva semplicemente come modo per vendere i giocattoli relativi. Tra le possibili action figure rimaste, adatta ai bambini, c’è Iron Man, che quasi nessuno conosce. Il film è un successo al botteghino e inaugura una serie nata proprio dai libri dove tutto è iniziato pur essendo poi fallito. La cronaca recente registra poi l’attenzione della Disney, che acquista la Marvel per 4 miliardi di dollari nel 2009 e avvia il progetto Avengers da quasi 200 milioni di dollari di investimento, risultato fruttuoso oltre ogni aspettativa.
Essere visionari mantenendo fede ai propri valori
Al di là di successivi problemi, come il flop del multiverso, Marvel resta uno spin off editoriale di eccezionale performance dopo il fallimento di fine millennio. E il modello è interessante anche per l’espansione digitale e multimediale del business. Infatti la rivoluzione dell’IA e la globalizzazione mettono in gioco tempi e modalità della risoluzione dei problemi e della leadership, che dev’essere sempre più visionaria e sperimentatrice, nella necessità di riflettere sempre con pensiero divergente su possibili soluzioni alternative al consueto.
Allo stesso modo i vertici della Marvel hanno mantenuto fede ai valori dei loro personaggi senza fare passi indietro di responsabilità, ma continuando a cercare, dentro se stessi e dentro il loro tesoro aziendale, quanto poteva essere valorizzato meglio. Proprio come ama ripetere Capitan America quando deve reagire a chi lo contrasta: «Potrei farlo tutto il giorno».
Approfondimenti in I meccanismi dell’editoria (Il Mulino) dove è messo in luce quanto le power skill siano determinanti anche nel mondo dei libri, specchio della nostra vita personale e collettiva.
Roberto Cicala, Editore e professore universitario









