Tra resilienza e visione: la nuova Italia del “Politecnico” di Vittorini e Einaudi

«La nostra paura del peggio è più forte del nostro desiderio del meglio» è una delle debolezze da superare secondo Elio Vittorini, intellettuale emigrato dalla sua Siracusa a Milano per realizzare un sogno di cultura, con iniziative di resilienza e visione nuova in un periodo drammatico della storia italiana. 

Durante la seconda guerra mondiale si trova nella città lombarda, anche sotto i bombardamenti, tra la nebbia d’inverno e l’afa estiva, così diversa dal rumore del mare, dall’odore di limoni e dallo scirocco della sua Sicilia. Si sente perduto ma resiste, cerca appoggio e soluzioni per pensare comunque con speranza al futuro: a partire dalla forza delle parole. Tra le sue iniziative che hanno lasciato maggiormente il segno c’è una rivista progettata all’indomani della Liberazione, “Il Politecnico”. Poi verrà una collana, “I gettoni”, che lancia giovani autori come Fenoglio, Ortese, Rigoni Stern, Sciascia e Lucentini. Il periodico e la serie di libri sono editi da Einaudi, che fin dal suo marchio crede nella resilienza: uno struzzo che ingoia un chiodo senza mettere la testa sotto la sabbia. 

Un tentativo di migliorare il futuro attraverso la cultura

È ancora viva l’emozione del 25 aprile a Milano quando, cinque mesi dopo, l’autore neppure quarantenne di Il garofano rossoConversazione in Sicilia e Uomini e no, fonda “Il Politecnico”, frutto di una lunga progettazione resiliente durante il periodo della guerra e della Resistenza. Vuole rifondare la cultura italiana. È uno dei primi tentativi di tradurre la Liberazione in rinnovamento culturale, non solo politico, a partire dalle inchieste con uno sguardo all’estero. È un caso di editoria militante breve ma densissima, durato fino al dicembre 1947, forte anche nella grafica, affidata a Lica e Albe Steiner, aiutati da Bruno Munari, con uso del nero e del rosso e molti materiali fotografici, disegni di Guttuso, Dalí e altri maestri, oltre a fotomontaggi di Heartfield e fumetti di Barnaby. Tra i collaboratori Alfonso Gatto, Carlo Bo, Nelo Risi.  

Proprio come indica il verbo latino “resilire”, cioè “ri-salire”, ma anche “contrarsi” (e il latino Seneca diceva che «le difficoltà rafforzano la mente così come il lavoro irrobustisce il corpo»), la tensione di Vittorini e del “Politecnico” è stata quella di farsi forza e di reagire attraverso gli stimoli della cultura, le letture, l’esempio di scrittori, intellettuali e artisti, consapevoli di non avere tutte le risposte ma di poter migliorare il futuro grazie a concentrazione e condivisione, sapendo affrontare disagi e sconfitte e avendo fede nel cambiamento. Il siciliano Elio Vittorini ha saputo perseverare e alla fine ha ritrovato anche a Milano vento, luci e sapori di un luogo riconquistato, divenuto amico e familiare. E nelle righe delle sue pagine stampate ha potuto riascoltare «il mio passo sul selciato. So che sono tornato a casa». 

Roberto Cicala, Editore e professore universitario

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Author: Roberto Cicala

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