Lavoro di squadra oltre l’AI: il metodo Einaudi delle “riunioni del mercoledì”

«Il nostro lavoro non può essere un lavoro di isolati» scrive nel 1946 a Giulio Einaudi la scrittrice Natalia Ginzburg, che per molto tempo ha rivestito la figura di redattrice della casa editrice dello Struzzo, partecipando alle «riunioni del mercoledì» entrate nel mito della cultura italiana. Sono infatti un caso emblematico di un lavoro di squadra che ha dato frutti unici, spesso ancora best seller. Ieri come oggi il teamwork è una delle power skill più ricercate per la crescita professionale ed è tra le competenze trasversali più richieste nel mercato del lavoro.  

Il lavoro di «uomini di qualità» 

Pensare i libri - Bollati Boringhieri«Eravamo una ventina di “dotti”, un tempo ci chiamavamo scherzosamente “senatori” e ognuno aveva di fronte a sé al proprio posto i libri o i manoscritti da presentare» ha ricordato una volta uno di loro, il filosofo Norberto Bobbio. Nelle riunioni, sempre di mercoledì pomeriggio, la politica editoriale era decisa intorno a un tavolo ovale, oggi al terzo piano della sede storica di via Biancamano a Torino. Si dice che fosse stato scelto appositamente senza capotavola per dimostrare la collegialità del confronto: Einaudi in posizione centrale sul lato lungo, sguardo alla finestra, e unica donna presente la Ginzburg, spalle alla libreria. Cesare Pavese dirigeva, serio, sempre con qualche bozza in mano, negli anni dopo la guerra in cui nascono i “Coralli” e i “Millenni”, collane che all’inizio non hanno ancora sposato il bianco distintivo einaudiano.  

Così il lavoro d’équipe di «uomini di qualità» (come li ha definiti Guido Davico Bonino) ha impostato la linea editoriale per decenni. Ancora Bobbio: «Quelle sedute a volte lunghissime, intercalate ma non interrotte da vari generi di conforto, furono per me una utilissima scuola di aggiornamento. Calvino parlava di romanzi, Cases di letteratura e saggistica tedesca, Carena di classici…», con la registrazione scritta in verbali, pubblicati a cura di Tommaso Munari e a suo tempo studiati da Luisa Mangoni nel saggio Pensare i libri. Di recente del tavolo e dei mercoledì parla Paolo Di Stefano nell’originale Casa come me: Einaudi (Electa). 

Impegnarsi per uno scopo comune 

Quelle riunioni sono state la dimostrazione di un metodo ben al di là di un semplice gruppo di lavoro, grazie all’impegno di tutti per una comunicazione trasparente, ascolto attivo, capacità di collaborazione, gestione dei conflitti, fino a una responsabilità condivisa. Così questo gioco di squadra è risultato una skill strategica che ancora oggi è fondamentale, anche perché prescindeva dall’aiuto che può derivare oggi dai brain storming e delle analisi preliminari dell’AI per andare oltre. Casa come me: Einaudi. Ediz. illustrata

E nei verbali tornano le cicliche polemiche sulle scelte: una riguarda il rifiuto iniziale di Se questo è un uomo di Primo Levi; un’altra si riferisce all’attacco del Pci verso l’antologia Il fiore del verso russo. In verità le discussioni sono sempre state accese perché l’editore amava «pareri diversi, meglio se contrastanti». E resta centrale il verbale-fiume delle riunioni del 23 e 24 maggio del 1951, all’indomani del suicidio di Pavese: alla fine Giulio Einaudi non nomina il sostituto e crea uno staff dirigenziale nuovo, con Calvino, Bollati, Boringhieri, Foà e altri: da qui nascerà il mito del lavoro di gruppo dello Struzzo (anche se a Luciano Foà alla lunga non andrà bene tanto da uscire e fondare Adelphi). 

Valorizzare le competenze di ogni membro del team 

L’esperienza delle riunioni del mercoledì, chiusa negli anni novanta, illumina una lezione centrale dell’editoria, utile per tutti gli ambiti professionali: l’importanza di saper valutare l’apporto delle diverse competenze in un’ottica di équipe. Un libro è sempre un’opera collettiva e la conoscenza della filiera giova a una lettura più consapevole. Grazie a questo dinamico teamwork, non senza tensioni, Giulio Einaudi ha sempre voluto essere «non solo un centro di raccolta ma un centro di propulsione di idee, una centrale di proposte». Perché «editoria è conoscenza degli uomini. E la bellezza, la chiave di questo lavoro, è che deve essere premiata l’intelligenza, che a sua volta proprio del rapporto con gli uomini, oltre che dei testi, si alimenta». 

Approfondimenti in I meccanismi dell’editoria (Il Mulino) dove è messo in luce quanto le power skill siano determinanti anche nel mondo dei libri, specchio della nostra vita personale e collettiva. 

Roberto Cicala, Editore e professore universitario

Roberto Cicala
Author: Roberto Cicala

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