Strumenti di coaching per la gestione dell’ansia

Nel mio precedente articolo Coaching e gestione dell’ansia nei contesti aziendali ho affrontato il tema dell’ansia come una delle esperienze emotive più diffuse nel mondo del lavoro contemporaneo. Scadenze sempre più serrate, cambiamenti organizzativi continui, responsabilità crescenti e un’elevata esposizione all’incertezza possono generare uno stato di tensione costante che, se non adeguatamente gestito, influisce sulla qualità delle decisioni, sulle relazioni e sulle performance.

Il coaching può supportare la persona nello sviluppo di maggiore consapevolezza e di una capacità di autocontrollo. Attraverso un percorso strutturato, il coachee impara a distinguere ciò che può controllare da ciò che non dipende da lui, aumentando il senso di autoefficacia e sviluppando una mentalità orientata alle soluzioni. In questo processo, alcuni strumenti si dimostrano particolarmente efficaci.

Il modello GROW: dare ordine ai pensieri per ritrovare chiarezza

Uno degli strumenti più utilizzati nel coaching è il modello GROW, sviluppato da Sir John Whitmore, per gestire l’ansia da prestazione, le responsabilità manageriali e le situazioni a elevata complessità. La sua efficacia risiede nella capacità di trasformare una situazione percepita come caotica in un percorso logico e strutturato.

L’acronimo distingue quattro fasi fondamentali:

  • Goal (Obiettivo): definire con precisione il risultato desiderato.
  • Reality (Realtà): analizzare la situazione attuale senza giudizio, distinguendo fatti, interpretazioni ed emozioni.
  • Options (Opzioni): esplorare le possibili alternative e le risorse disponibili.
  • Will (Piano d’azione): individuare le azioni concrete e l’impegno personale.

Quando una persona è in preda all’ansia, il pensiero tende a diventare circolare: si concentra sui problemi, amplifica gli scenari negativi e perde la capacità di vedere possibilità alternative. Il modello GROW interrompe questo processo perché guida progressivamente la mente verso domande orientate alle soluzioni, dal “Perché sta succedendo?” al “Che cosa posso fare adesso?”

Le tecniche di grounding: ritornare al momento presente

Quando l’ansia aumenta, la mente tende a proiettarsi continuamente nel futuro, generando così domande come: “E se non fossi all’altezza?”, “E se qualcosa andasse storto?”, “Come reagiranno gli altri?” Il corpo, pur trovandosi in una situazione oggettivamente sicura, reagisce come se il pericolo fosse reale.

Le tecniche di grounding hanno proprio l’obiettivo di interrompere questo automatismo, riportando l’attenzione al “qui e ora”, perché più l’attenzione torna alle informazioni provenienti dal corpo e dall’ambiente circostante, minore è lo spazio lasciato ai pensieri catastrofici.

Tra gli esercizi maggiormente utilizzati troviamo:

  • la respirazione diaframmatica lenta e profonda;
  • la tecnica 5-4-3-2-1, che invita a identificare cinque cose che si vedono, quattro che si toccano, tre che si sentono, due che si annusano e una che si gusta;
  • la focalizzazione sulle sensazioni fisiche dei piedi a contatto con il pavimento.

Queste pratiche, pur richiedendo pochi minuti, permettono di ridurre l’attivazione fisiologica legata allo stress, migliorare la concentrazione e recuperare lucidità mentale anche durante riunioni importanti, presentazioni o momenti decisionali.

Imparare a gestire l’ansia non significa smettere di provare paura o tensione, ma sviluppare la capacità di riconoscere tempestivamente i propri stati emotivi e regolarli in modo efficace. Nel prossimo articolo scopriremo altri strumenti utili per continuare ad agire con lucidità anche sotto pressione.

Rosanna Pezzuto, Business coach, senior trainer e HR consultant

Rosanna Pezzuto
Author: Rosanna Pezzuto

Business coach, senior trainer e HR consultant

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