Un’esclusione dentro il coaching

Note a margine del 2026 ICF Coaching Futures Report 

L’International Coaching Federation (ICF) ha pubblicato il suo primo rapporto di foresight sul futuro della professione, di cui già Oriana Cok ha parlato in un precedente articolo. Quattro scenari al 2036, costruiti incrociando due variabili, accelerazione tecnologica e collaborazione globale, e presentati non come previsioni, ma come provocazioni per pensare. In uno di questi scenari, battezzato “Digital First, Human Optional”, il coaching umano diventa raro: sopravvive nei contesti executive, dove è segnale di uno status, mentre altrove ci si rivolge a piattaforme di intelligenza artificiale, acquistando ogni interazione quasi fosse una corsa in taxi. 

Chi orienta la domanda?

Queste pagine potremmo leggerle come si legge un bollettino: notizie su ciò che accadrà, utili per attrezzarsi in anticipo. Riposizionarsi, ritoccare i prezzi, scegliere da che parte della forbice stare, perfino iniziare a prepararsi alla sostituzione con i bot. È una lettura comprensibile. Ma parte da un presupposto che vale la pena guardare da vicino. 

Le frasi dei rapporti di mercato hanno una grammatica particolare: piene di verbi senza agente. “Il coaching umano diventerà un bene di lusso”: diventerà per opera di chi? “La domanda si orienterà verso soluzioni automatizzate”: e chi la orienta, la domanda? È un’abitudine che non riguarda solo il nostro mestiere: in ogni mercato la responsabilità della scelta viene volentieri scaricata su chi compra, come se l’offerta si limitasse a rispondere a desideri già formati. 

Ma il mercato è la somma delle scelte di chi compra e di chi vende, scelte che si educano a vicenda. La domanda non preesiste all’offerta: impara da lei che cosa desiderare e quanto pagarlo. Servirebbe, è vero, una crescita di qualità su entrambi i lati, ma dei due secondo me è l’offerta quella che può fare di più, e per prima. E i futuri annunciati spesso si avverano proprio così: ci si prepara a un certo domani e, preparandosi, lo si costruisce. Il futuro non arriva da fuori: prende forma nelle decisioni di oggi. 

La responsabilità di chi offre servizi di coaching

Se questo è vero, allora la questione smette di essere commerciale e diventa etica, perché riguarda la responsabilità delle nostre scelte e non solo la loro convenienza; e in ultima analisi politica, perché riguarda il modo in cui una comunità distribuisce un bene che conta – chi avrà accesso a che cosa.  

C’è poi una ragione che riguarda noi coach in modo speciale: siamo formati precisamente a sviluppare nel cliente consapevolezza e responsabilità verso i risultati del proprio impegno. Sarebbe curioso ritenere che quei valori valgano nella stanza del coaching e non nel mercato che la circonda, soprattutto al tempo dell’AI. Ogni gesto professionale – che cosa delego a una macchina, come costruisco il mio prezzo, come racconto la differenza tra ciò che offre un algoritmo e ciò che accade tra due persone – è un modo di educare il mercato su che cosa vale 

Il valore del patto tra coach e cliente

E il luogo dove questa responsabilità prende forma concreta è il patto: quello tra coach e cliente e, nel coaching organizzativo, quello allargato alla committenza e alle funzioni che lo sponsorizzano; un tema che merita un discorso a sé, e che riprenderò. Se la presenza umana finirà distribuita per “censo”, riservata a chi potrà permettersela al pari di un capo sartoriale, sarà perché un modello di business l’avrà resa tale, costruito, un prezzo alla volta, anche da noi. In questa rubrica ho scritto che un volto non è un corpo: uno schermo può restituirci un volto che ci ascolta e ci risponde, ma non la presenza di qualcuno che è lì con noi.  

Qui il tema ritorna sotto forma di distribuzione: le piattaforme daranno a tutti un volto, ma il corpo – l’attenzione di un essere umano che si dispone accanto a un altro – rischia di restare a pochi. Non è una nuova esclusione dal coaching: è un’esclusione dentro il coaching, più difficile da vedere perché tutti, sulla carta, avranno accesso a qualcosa che ne porta il nome. 

Il rapporto, va detto, non chiude questa porta: la apre. Invita esplicitamente la professione a co-creare il proprio futuro, e io propongo di prenderlo in parola fino in fondo. Questi temi saranno poi al centro della prossima conferenza nazionale ICF Italia, che si terrà a Roma il 9 e 10 ottobre 2026. La co-creazione può anche assumere un altro nome: responsabilità. Gli scenari servono a questo, in fondo: non a dirci che tempo farà, ma a chiederci che tempo vogliamo fare. 

Fotografia: Wikimedia. Andrea Mantegna, affresco nella Camera degli sposi del Palazzo ducale di Mantova. L’oculo è un cerchio di figure che si affacciano dall’alto, in un palazzo signorile pensato per pochi — un dentro e un fuori visivamente netti: un accesso che resta visibile a tutti ma che di fatto si restringe.

Maria Rita Fiasco, Coach PCC ICF, Senior trainer e Management consultant

Maria Rita Fiasco
Author: Maria Rita Fiasco

Coach PCC ICF, Senior trainer e Management consultant

Sull'autore

Coach PCC ICF, Senior trainer e Management consultant

Post Correlati

newsletter
Copia link

Copia link articolo